ITA | ENG

Siccità, crisi Ucraina e inflazione: il problema del caro prezzi agro-alimentare

Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature e la siccità ed il moltiplicarsi degli eventi estremi, ha provocato danni in agricoltura con perdite in media del 10% dei raccolti. È quanto stima Coldiretti in riferimento all’analisi di Bankitalia sugli effetti del cambiamento climatico in agricoltura che è uno dei settori più esposti con effetti sul Pil.

In Italia, dall’inizio dell’anno, gli eventi estremi fra siccità, nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, bufere di vento e tornado sono cresciuti del +42%, rispetto allo scorso anno con il 2022 che si classifica peraltro fino ad ora in Italia come il più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 gradi) rispetto alla media storica ma si registrano anche precipitazioni ridotte di 1/3 anche se più violente secondo Isac Cnr.

Siccità in Piemonte: perso 10% raccolti agricoli  

In Piemonte, con il protrarsi della crisi idrica, i danni per la siccità sono arrivati ad oltre 1 miliardo e mezzo, poiché, trasversalmente, ha toccato tutti i comparti causando una diminuzione dei raccolti fino al 50% del mais, al 30% del grano, dal 30 al 100% del riso e dei foraggi per il bestiame, oltre ad un calo estivo del 20-30% della produzione di latte.

Il caro prezzi taglia del 3,3% le quantità di prodotti alimentari acquistate dagli italiani nel 2022 che sono però costretti a spendere il 4,3% in più a causa dei rincari determinati dalla crisi energetica. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti nei primi nove mesi del 2022 su dati Istat relativi al commercio al dettaglio a settembre che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedete fanno registrare una diminuzione di beni alimentari acquistati.

L’impatto dell’inflazione è evidente dal fatto che volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare nei primi nove mesi un balzo del + 9,7% nelle vendite in valore, il più elevato nel dettaglio.

“L’impatto dell’inflazione è evidente dal fatto che volano gli acquisti di cibo low cost con i discount alimentari che fanno segnare nei primi otto mesi un balzo del + 9,5% nelle vendite in valore, il più elevato nel dettaglio. Il risultato dei discount evidenzia la difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che, spinte dai rincari, orientano le proprie spese su canali a basso prezzo rinunciando anche alla qualità. Il rischio è quello, infatti, di un pericoloso abbassamento degli standard di sicurezza alimentare – fanno notare in Coldiretti Piemonte – Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, dal +129% per il gasolio fino al +500% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Ma aumenti riguardano anche il vetro che costa oltre il 50% in più rispetto allo scorso anno, il 15% il tetrapack, il 35% le etichette, il 45% il cartone, il 60% i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti. Bisogna intervenire –concludono – subito sui rincari dell’energia che mettono a rischio imprese e famiglie in settori vitali per il Paese. Rischiamo un crack alimentare, economico e occupazionale visto che proprio in questi mesi si concentrano le produzioni agricole tipiche del Made in Piemonte e della Dieta Mediterranea”.

Inflazione: i rincari a tavola costano più 650€ a famiglia

I rincari della spesa alimentare costeranno alle famiglie italiane 650 euro in più per imbandire la tavola durante l’anno a causa dell’esplosivo impatto dei costi energetici sulla filiera agroalimentare. È quanto stima la Coldiretti sulla base dei dati Istat, sull’inflazione a settembre, che evidenziano un aumento dell’11,4% per i beni alimentari.

Secondo l’analisi Coldiretti in cima alla classifica dei rincari con un +60,5% ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole, che risente della guerra in Ucraina che è uno dei principali produttori, mentre al secondo posto c’è il burro in crescita del 38,1% e al terzo la margarina (+26,5%). Seguono il riso con un +26,4%, spinto anche dal crollo della produzione nazionale a causa della siccità, e il latte uht (+24,5%), davanti a farina (+24,2%) e pasta (+21,6%). I vegetali freschi aumentano del 16,7% e la frutta del 7,9% con effetti negativi sui consumi.

Tutti rincari che non portano nulla, però, ai produttori costretti già ad affrontare gli aumenti che vanno che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi fino al +129% per il gasolio e al +500% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti, ma anche quelli che riguardano il vetro, che costa oltre il 50% in più rispetto allo scorso anno, e i vari imballaggi dal tetrapak +15% ai barattoli + 60%, secondo l’analisi Coldiretti. Nell’immediato, sostengono in Coldiretti Piemonte bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure rapide per salvare le imprese e per programmare il futuro. Occorre anche lavorare ad accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi affinché i prezzi non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni.”

A causa dei rincari più di un italiano su due (51%) taglia la spesa nel carrello, secondo i risultati dell’indagine condotta sul sito www.coldiretti.it, dalla quale si evidenzia che un altro 18% di cittadini dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, costretto ad orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese.

In sostanza, davanti ad un aumento così evidente soprattutto die prodotti freschi, vanno a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount alla ricerca di promozioni per i diversi prodotti. Il rischio è quello di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare.

Caro prezzi agroalimentare: il rinvio del Nutriscore ci darà una mano?

Siccità, crisi Ucraina e inflazione: il rinvio del Nutriscore potrebbe salvare i nostri prodotti tipici

In compenso, il rinvio sulla discussa etichettatura nutriscore salva, almeno sulla carta, il made in Piemonte

Il rinvio della presentazione della proposta di regolamento sull’etichetta nutrizionale fronte-pacco salva l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine che rischiava di essere ingiustamente penalizzato dall’etichetta Nutriscore. È quanto afferma Coldiretti nel sottolineare che il rinvio al secondo trimestre del 2023 della presentazione della proposta di regolamento conferma le perplessità sull’etichetta a colori manifestate dall’Italia e da altri Paesi.

“Il Nutriscore è infatti un sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio ed incompleto che – evidenziano in Coldiretti Piemonte – finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. I sistemi allarmistici di etichettatura a semaforo si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni, escludendo paradossalmente dalla dieta ben l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine. L’equilibrio nutrizionale non va ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati giornalmente. L’approccio dell’Unione Europea va combattuto perché fuorviante e perché apre le porte al cibo sintetico che rappresenta una minaccia letale per l’agricoltura italiana, la salute dei consumatori e la biodiversità del pianeta”.

Fonte: Coldiretti Piemonte

Condividi news

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp