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Sana, Salone internazionale del biologico e del naturale, Bologna: è boom biologico con 2,2 milioni di ettari in Italia

Si è aperta a Bologna SANA, prima Fiera europea del mondo del biologico e del naturale nata nel 1988 e giunta alla sua 34° edizione, un appuntamento imprescindibile per scoprire novità e progetti nel settore e fare i bilanci del mondo green italiano. 

Con la crisi energetica è infatti boom per l’agricoltura biologica, che consente di tagliare di un terzo i consumi energetici attraverso l’utilizzo di tecniche meno intensive, le filiere corte e la rinuncia ai concimi chimici di sintesi prodotti con l’uso di gas, tanto che i terreni coltivati a bio in Italia hanno raggiunto quasi 2,2 milioni di ettari in Italia, il massimo di sempre. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del Sana di Bologna. Il progetto condiviso è quello di Costituire filiere bio interamente italiane. 

Rispondere alle richieste di sostenibilità dell’Europa 

“In Piemonte sono oltre 50 mila gli ettari ad oggi coltivati con metodo biologico e le produzioni riguardano soprattutto colture da foraggio, prati, cereali, frutta e vite. Molto richiesto a livello internazionale è il vino biologico piemontese. Sono oltre 3 mila gli operatori certificati biologici tra produttori, trasformatori ed importatori. Nello scorso febbraio è nata Coldiretti Bio, la task force di aziende ed esperti per un settore che, a livello nazionale, vale 7,5 miliardi di euro tra consumi interni ed export. È stata sancita, così, l’attenzione che Coldiretti ha sempre dimostrato nei confronti di un’agricoltura in linea con gli indirizzi europei di sostenibilità e complementare all’agricoltura tradizionale del nostro Paese”, afferma Mauro Musso, componente del Cda di Coldiretti Bio e presidente di Terramica

Costruire filiere bio interamente italiane 

“È chiara la necessità di costruire filiere biologiche interamente italiane e di riuscire a comunicare, anche nelle etichette del prodotto biologico, l’origine made in Italy della materia prima agricola, come peraltro previsto nella Legge 23 sull’agricoltura biologica, approvata quest’anno in Parlamento e della quale si è in attesa della piena applicazione – fanno notare in Coldiretti Piemonte -. Tante le esperienze virtuose: si va dall’uso di sostanze naturali e 100% Made in Italy per concimare i terreni e sostituire i fertilizzanti dall’estero, rincarati anche del 170% con un effetto valanga sulla spesa delle famiglie, al riutilizzo degli scarti di produzione (foglie, gusci, paglia, ecc.) per garantire energia pulita, fino al potenziamento delle filiere corte con la vendita diretta che abbatte i trasporti. In questo modo si riesce a ridurre i consumi di energia in media del 30% rispetto all’agricoltura tradizionale, ma in alcuni caso, come ad esempio per le mele, si arriva addirittura al -45%. Grazie, infatti, anche al primato nel biologico l’agricoltura italiana è oggi la più green d’Europa con un ruolo da protagonista per la crescita sostenibile del Paese oltre ad essere un settore con ampie opportunità di crescita economica ed occupazionale”. 

Crisi energia: 1 italiano su 2 taglia spesa nel carrello 

Il balzo dell’inflazione però porta più di un italiano su due (51%) a tagliare la spesa nel carrello. È quanto emerge dall’indagine condotta sul sito www.coldiretti.it dalla quale si evidenzia che un altro 18% di cittadini dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, costretto ad orientarsi verso prodotti low cost per arrivare a fine mese, mentre un 31% di cittadini non ha modificato le abitudini di spesa. L’aumento record dei costi energetici ha un effetto valanga sulla spesa per importare cibi e bevande dall’estero che aumenta in valore del 31% per acquistare una quantità maggiore di appena l’8%. 

“Il rischio è quello di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare – fanno notare in Coldiretti Piemonte -. Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. Occorre invertire la tendenza e lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione, come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni. Serve intervenire subito per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare le aziende e poter programmare il futuro”. 

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