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Parchi fotovoltaici: un nettare per gli impollinatori?

Parchi fotovoltaici: un nettare per gli impollinatori? Il passaggio dai parchi fotovoltaici ai parchi eco voltaici sarebbe una risorsa per la biodiversità.

Parchi fotovoltaici, un tema molto discusso fra chi li condanna per l’indiscutibile impatto sull’estetica dei territori (anche se in questo campo si stanno facendo progressi straordinari, e chi, badando al sodo, pensa sia ragionevole imbruttire qualche ettaro (molti, in realtà) per invertire la tendenza da energia non rinnovabile a rinnovabile. 

A parte le considerazioni estetiche ci sono alcuni dati da tenere presenti. 

La capacità di energia rinnovabile sta aumentando a livello globale con il solare fotovoltaico (FV), che, in futuro sarà, si spera e si sta lavorando per ottenerlo, la fonte rinnovabile dominante. 

Una percentuale significativa del solare fotovoltaico viene distribuita dai parchi solari a terra: le riserve sull’impatto nell’ecosistema sono più che ragionevoli, anche se, in realtà, data la recente introduzione, non si hanno ancora dati chiari ed esaustivi. 

Eppure, se implementati e gestiti strategicamente, i parchi solari potrebbero offrire opportunità uniche per migliorare l’ambiente locale e avvantaggiare la biodiversità, con implicazioni per i componenti dell’ecosistema come gli impollinatori. 

Sembra incredibile; eppure, le recenti ricerche sui parchi fotovoltaici nell’Europa nord-occidentale, sembrerebbero dimostrare che questi campi energetici hanno un impatto positivo sulla biodiversità, in particolare sulla biodiversità degli impollinatori. Certamente, è necessaria una gestione oculata e scientifica di questi impianti ma le prove sembrerebbero essere significative. 

In sostanza, è possibile gestire i parchi solari a favore degli impollinatori fornendo loro risorse di foraggiamento e riproduzione, aumentando l’eterogeneità del paesaggio e fornendo variazioni microclimatiche. Vediamo rapidamente perché. 

Energia rinnovabile, unica speranza per il futuro  

Le fonti di energia rinnovabile hanno il potenziale per mitigare il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas a effetto serra dalla combustione di combustibili fossili ma, come anticipato, non ci sono ancora dati esaustivi per definire le implicazioni del cambiamento di destinazione d’uso del suolo richiesto. 

La capacità di energie rinnovabili è in aumento e si prevede che entro il 2024 sarà aumentata del 50%. 

Gran parte della capacità solare fotovoltaica deriva dai parchi solari montati a terra (schiere di moduli solari fotovoltaici montati su supporti metallici) che nel 2018 costituivano circa il 70% della capacità fotovoltaica di nuova installazione a livello globale. 

I parchi solari sono stati installati in diversi paesi europei e stanno diventando caratteristiche sempre più comuni del paesaggio. Indiscutibilmente brutte. 

Detto questo, le implicazioni sull’uso del suolo dell’ecosistema sono ancora difficili da quantificare. Sembra però evidente che lo sviluppo dei parchi solari rischia di compromettere la mitigazione del cambiamento climatico e il degrado dell’ecosistema locale come le modifiche al microclima (temperatura dell’aria, precipitazioni ed evapotraspirazione, cioè la quantità d’acqua (riferita all’unità di tempo) che dal terreno passa nell’aria allo stato di vapore per effetto congiunto della traspirazione, attraverso le piante, e dell’evaporazione, direttamente dal terreno), al suolo (ciclo del carbonio, composizione della comunità microbica del suolo e umidità del suolo) e alla vegetazione (produttività delle piante). 

Logicamente, l’uso del suolo modifica e spesso distrugge l’habitat naturale, diventando, quindi, una minaccia per la biodiversità, influendo quindi negativamente su alcune specie proprio alterando o degradando il loro habitat. Questo, naturalmente, influisce sulla capacità delle specie di adattarsi alle diverse condizioni creando barriere alla dispersione verso altre aree di habitat idonei. 

In sostanza, le evidenze dimostrano che i parchi solari possono influire positivamente e negativamente sulla biodiversità, in ragione del tipo di terreno e di habitat. 

In habitat sensibili lo sviluppo di parchi solari ha effettivamente degradato l’ecosistema a causa della frammentazione e dell’inquinamento, arrivando addirittura alla mortalità diretta della fauna selvatica; i parchi solari in fase di sviluppo, inoltre, si stanno sempre più sovrapponendo ad aree di conservazione che fungono da rifugi per la biodiversità. 

Tuttavia, nei paesaggi agricoli, che sono spesso gestiti in modo intensivo e quindi poveri di specie, esisterebbe un potenziale di benefici legati ad una implementazione e gestione strategiche. 

Parchi solari e impollinatori: e se fosse per sempre? 

L’impollinazione è un fattore fondamentale per la conservazione delle biodiversità e degli habitat. Gli impollinatori comprendono un gruppo eterogeneo di animali, alcune del tutto ignorate ma, in larga parte è un servizio svolto dalle api (domestiche e no), il cui contributo alla disponibilità di alimenti è fondamentale (se lo ricordi chi, per indifferenza, ignoranza o stupidità ha la pessima abitudine di uccidere gli insetti, spesso anche quelli utili, cioè quasi tutti). 

Gli impollinatori svolgono una serie di servizi garantendo la sopravvivenza delle piante selvatiche, il mantenimento della biodiversità e la stabilità dell’ecosistema. Gli impollinatori migliorano la produzione del 75% delle colture alimentari mondiali e senza l’impollinazione, il 5–8% della produzione agricola globale andrebbe persa. 

Non stupisce la crescente preoccupazione per il declino del numero degli impollinatori, una perdita che diventa diffusa e che si sta cercando disperatamente di mitigare attraverso campagne pubblicitarie battenti. 

L’utilizzo dei parchi solari per migliorare le popolazioni di insetti impollinatori potrebbe essere un vantaggio, soprattutto in terreni agricoli già sfruttati. Gran parte del declino degli impollinatori è stato causato dall’agricoltura intensiva, che prevede spesso la riduzione delle risorse di foraggiamento, nidificazione, riparo e riproduzione. I fertilizzanti e i pesticidi fanno il resto. La trasformazione dei parchi fotovoltaici in eco voltaici attraverso il mantenimento e la creazione di piccoli habitat dedicati espressamente agli impollinatori, offrendo loro rifugio e, al tempo stesso, aumentando l’eterogeneità dell’ambiente. Senza contare che prendere in considerazione gli impollinatori e la biodiversità nella costruzione di questi impianti, potrebbe essere il motore per garantire una effettiva sostenibilità di queste strutture. I parchi fotovoltaici potrebbero quindi trasformarsi creando santuari a tutela degli impollinatori, che forniscano loro risorse di foraggiamento, possibilità di nidificazione e riproduzione protetta. 

A queste condizioni, forse, i parchi fotovoltaici ci sembreranno anche meno brutti. 

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