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NutriScore, un pericolo per la dieta mediterranea? parte I

La comunità scientifica internazionale è ancora intervenuta contro il NutriScore, il sistema di etichettatura degli alimenti per la parte anteriore delle confezioni che classifica gli alimenti in cinque diverse categorie, dalla A alla E, in base al loro valore nutrizionale.

Queste categorie, o punteggi, sono rappresentate da colori diversi, simili a quelli di un semaforo. La categoria A, di colore verde scuro, è il punteggio nutrizionale più alto. Allo stesso tempo, la categoria E, di colore rosso, è il punteggio più basso.

Sembrerebbe semplice e intuitivo eppure costituisce un danno per la dieta mediterranea, vediamo perché: molte industrie italiane pensano che metta a repentaglio molti prodotti tipici del “Made in Italy”, come il parmigiano, il prosciutto di Parma e l’olio d’oliva.

Il nocciolo della questione è il punteggio basso (cioè di alimento non consigliato) che NutriScore assegna all’olio extra vergine di oliva per il suo contenuto di grassi; inoltre, nonostante l’algoritmo sia stato modificato per favorire gli oli vegetali (oliva, colza e nocciola), l’olio d’oliva non ottiene un punteggio superiore a “C”.

Tale algoritmo tiene conto dei valori nutrizionali del prodotto e trae un equilibrio dalle sue calorie, grassi saturi, zucchero e sodio poiché lo influenzano negativamente; al contrario, fibre, proteine, frutta e verdura danno un contributo positivo. C’è da dire che il punteggio assegnato ad un prodotto è relativo alla categoria alimentare di appartenenza, quindi una bevanda energetica non può essere paragonata ad una confezione di pasta.

Secondo gli esperti, NutriScore è arbitrario e non aiuta il consumatore nella scelta del regime alimentare adeguato. Va detto che anche i consumatori europei bocciano NutriScore: poco trasparente, non fornisce indicazioni nutritive

NutriScore, valutazioni ideologiche e non scientifiche

Ribadire l’antiscientificità del NutriScore, dimostrando la non validità scientifica delle argomentazioni che supportano la misura e rimarcando studi consolidati che da sempre evidenziano le debolezze e la pericolosità del NutriScore.

È questo il messaggio che emerge dal convegno “Science Vs Ideology – Beyond the NutriScore” organizzato da Competere.eu, think tank europeo promotore dell’unica piattaforma italiana di discussione super partes e scientifica sulla sustainable nutrition.

La discussione ha dimostrato come il sistema NutriScore si basi infatti su elementi non scientifici, mettendo così a repentaglio la capacità dei consumatori di individuare il corretto regime alimentare da seguire e la loro libertà di scelta.

Perché NutriScore non sarebbe scientificamente valido?

Questi alcuni dei punti principali emersi:

L’algoritmo su cui si basa la classificazione degli alimenti secondo il NutriScore è arbitrario e si presta ad essere facilmente manipolato, arrivando al paradosso che alimenti di comprovata importanza presenti nella Dieta Mediterranea risulterebbero dannosi.

Dando una valutazione arbitraria dei nutrienti contenuti nei cibi, si premia l’alterazione degli ingredienti per ottenere dei punteggi maggiori, favorendo i cibi altamente processati. In sostanza, i produttori, diminuendo la quantità di questo o quell’ingrediente, potrebbero ottenere punteggi maggiormente positivi proprio grazia all’iperlavorazione degli alimenti.

Ma il problema vero è che il sistema propone una distinzione tra alimenti positivi e negativi che va contro la letteratura scientifica, tralasciando l’impatto all’interno del regime alimentare complessivo. In questo senso, la dieta mediterranea che ha dimostrato la propria validità nella prevenzione di svariate affezioni, verrebbe condannata valutandola solo in base allo specifico prodotto e non valutandola nel complesso di una dieta equilibrata

Come sostenuto dagli esperti, NutriScore contiene molti elementi fuorvianti in quanto mescola energia, cibo e nutrienti, non valuta la qualità delle proteine, dei grassi o dei carboidrati e non evidenzia aspetti positivi come l’alta densità di nutrienti – minerali e vitamine – o il contenuto in composti bioattivi. Infine, non tiene conto del grado di lavorazione dei cibi, e ricordiamo che il consumo di alimenti iperlavorati, oltre a non offrire garanzie per la salute, va anche contro la biodiversità che la Dieta mediterranea tutela. Come già indicato in un precedente articolo, “gli alimenti ultra-lavorati sono in genere prodotti utilizzando ingredienti estratti da una ridottissima varietà di specie vegetali ad alto rendimento, tra cui colture di mais, grano, soia e semi oleosi. Gli ingredienti di origine animale utilizzati in molti alimenti ultra-lavorati sono spesso derivati ​​da animali allevati intensivamente e alimentati con i prodotti delle stesse colture industriali.”

Si tratta, insomma, di “formule” pronte da mangiare o da riscaldare realizzate assemblando sostanze, per lo più ingredienti di base, e additivi “cosmetici” attraverso una serie di processi alimentari industriali.

Secondo Competere, NutriScore presenta un approccio che va contro le indicazioni della stragrande maggioranza dei nutrizionisti focalizzandosi sui singoli cibi e nutrienti invece che sul concetto di dieta; dimentica il concetto di porzione, preferendo l’indicazione dei valori per 100g; non aiuta il consumatore a comprendere quali nutrienti possono essere positivi e quali negativi.

NutriScore un pericolo per la dieta mediterranea : Nutrinform battery vs NutriScore

Paradossalmente, l’olio di oliva è in categoria C In questo modo l’olio d’oliva ottiene un punteggio più basso rispetto ad un soft drink zero.

Segue PARTE II

Fonte: Competere. eu

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