Montagna piemontese: il destino dei piccoli esercizi commerciali

Spopolamento delle montagne: in Piemonte, come altrove, è un male antico. Se permane un’altra presenza di turisti italiani e stranieri nelle montagne a vocazione sciistica, la popolazione residente in montagna continua a diminuire più che in pianura e collina. E questo significa che la densità di popolazione si riduce tanto che sempre di più sono i comuni montani piccoli o piccolissimi dal punto di vista demografico. Anche l’invecchiamento della popolazione è un altro male antico, contrastato però, nella montagna cosiddetta integrata, quindi ad alto richiamo turistico, e dal fenomeno dei nuovi montanari, cioè di giovani che decidono di andare a vivere e a lavorare in montagna.

E l’incremento delle case da vacanze, vuote per la maggior parte dell’anno, è significativo dal punto di vista dei servizi effettivamente esistenti in quelle zone. In sostanza: qual’ è la dimensione della desertificazione commerciale in montagna? La desertificazione commerciale della montagna è iniziata già dagli anni 2000 ed è aumentata con la crisi del 2008. Dal 2016 è rapidamente in aumento e negli ultimi anni sono molti i comuni montani rimasti del tutto privi di attività commerciali. Infatti, nel 2016 i comuni desertificati salgono a 108, di cui 76 montani, il che significa che ben il 15% dei comuni montani è desertificato, il doppio rispetto al 2008. E non si tratta solo di montagna interna ma anche di montagna integrata cioè quella facilmente raggiungibile attraverso la rete stradale e frequentata, comunque, per la villeggiatura e gli sport invernali.

Di fatto, sono davvero pochi i comuni di montagna che possano contare sul commercio di prossimità, il che si è reso evidente durante la recente pandemia: per alcune fasce di popolazione, l’approvvigionamento era quasi impossibile senza l’aiuto di vicini o l’intervento dei comuni con appositi piani dedicati. D’altro canto, una realtà incoraggiante riguarda la compresenza di esercizi di vicinato e mercatini: in questo senso di distinguono i comuni montani di Bardonecchia, Bussoleno, Giaveno, Torre Pellice, Cannobio, Santa Maria Maggiore mentre per i soli esercizi di vicinato risultano specializzati i comuni di Pont-Canavese, Sestriere, Frabosa Sottana, Garessio, Limone Piemonte, Ormea. Tutti comuni di evidente interesse e attrazione turistica. Sono caratterizzati dalla presenza di banchi ambulanti Condove, Perosa Argentina, Baveno, Malesco.

Qualche segnale che possa portare un relativo ottimismo? Partiamo dal problema: la mono vocazione economica, poiché la quota maggiore dell’occupazione si ripartisce ancora tra i due settori turistico-ricettivo e agricolo-pastorale. In particolare, la specializzazione negli ortaggi, nei foraggi e nella floricoltura, nell’uva da vino, in una vasta area del centro-sud del Piemonte, con relativo indotto turistico, nella frutta, nell’allevamento dei bovini nelle valli del Cuneese e nell’allevamento di ovini e caprini, anch’essa con relativo indotto turistico volto alle eccellenze casearie.

La multifunzionalità e la riconversione del commercio (dai servizi stanziali ai “mercatini” mobili orientati al turismo) sono una parziale risposta alla mancanza di opportunità lavorative, al declino industriale dei distretti pedemontani e all’erosione dei margini di economicità dei servizi che determinano un impoverimento delle attività terziarie e produttive. Si assiste ad un mutamento dei servizi commerciali più orientati al turismo e sempre meno in grado di rispondere alle esigenze della popolazione residente. E’ vero che si recuperano vecchie attività artigianali, che esiste un crescente interesse per le culture produttive locali, per le filiere alimentari (per esempio il formaggio) ed enologiche, ben servite dalle fiere nazionali e internazionali che garantiscono, in effetti, la conoscenza delle particolarità del territorio piemontese anche ad un turismo sempre più portata alla scoperta dell’autenticità ma, per contro, risulta evidente che questo tipo di strategia non serve i residenti.

Quale sarebbe l’optimum? Negozi di prossimità che vendano prodotti di prossimità: ve ne sono, ma molto pochi perché, comunque, le specialità locali, prodotte in non grandissime quantità, vengono preferibilmente vendute, se possibile a prezzi elevati, determinati dalla rarità del prodotto e all’esclusività della lavorazione, ad un pubblico curioso e internazionale. La situazione non è buona, quindi. Sarebbe necessaria una politica attiva di sostegno ai piccoli esercizi commerciali capace di portare un’effettiva redditività della vendita al dettaglio nei borghi montani poco popolati, insomma, un’autentica rivoluzione economica.

Fonte: www.ires.piemonte.it/index.php/news/184-2018/785-le-montagne-del-piemonte

Condividi news

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su whatsapp