Lo spreco di cibo in Italia: un argomento sempre “caldo”

Lo spreco di cibo in Italia: passate le feste può essere il momento giusto per riflettere su questa cattiva abitudine che, nonostante il lockdown, non accenna a diminuire. 

Carlin Petrini, di Slow Food, negli scorsi mesi aveva notato che il ritorno alla produzione domestica di cibi (evidenziato, per esempio, dalla quantità di farina venduta ai supermercati) avrebbe ridotto lo spreco, anche perché, producendo in casa, gli Italiani avrebbero potuto riscoprire le abitudini parsimoniose del passato. D’altra parte, gran parte della gastronomia italiana, così celebrata, deriva in parte dal riciclo creativo degli avanzi: pane raffermo per creare deliziose salse (come quella verde piemontese), la pasta ripiena (per la quale un tempo si riciclavano fondi di salumi e avanzi di arrosto), gli arancini di riso e, in generale, tutte le crocchette di riso). 

Diversamente da quanto molti immaginano, lo spreco di cibi non avviene nei supermercati, nei negozi e negli impianti produttivi. 

Le leggi anti-spreco 

Molte leggi, nel corso degli anni, hanno insistito per eliminare questa cattiva abitudine, peraltro imposta precedentemente dallo Stato stesso. Fondamentale è stata, in questo senso, la Legge nazionale sulla donazione e distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici per aiuti sociali e per limitare gli sprechi (Legge 19 agosto 2016, n. 166 ‘Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la fine degli sprechi ‘) emanata dal Parlamento italiano il 2 agosto 2016. 
Questo regolamento è composto da 18 articoli ed è il quadro nazionale per lo spreco alimentare. Prima di questa legge nazionale c’era la precedente Legge (denominata “Legge del Buon Samaritano, Legge n. 155/2003) che metteva gli enti di beneficenza che raccolgono il cibo (e non i donatori di cibo) nella situazione di essere responsabili della corretta conservazione dei il cibo donato ed erano responsabili della data di scadenza. 
 
Con questa nuova Legge donare cibo a enti di beneficenza e banche alimentari sarà più flessibile e più facile da fare. La Legge non è coercitiva e non usa sanzioni, ma incentivi. Gli operatori del settore alimentare possono donare gratuitamente cibo avanzato a organizzazioni e simili che si occupano della raccolta di questi beni. E ‘possibile anche la raccolta degli avanzi di prodotti agricoli direttamente in campo. 
Evidenti gli obiettivi: ridurre la produzione di rifiuti lungo l’intera filiera (produzione, trasformazione, distribuzione) per prodotti alimentari e farmaceutici; promuovere il riciclaggio e la donazione degli avanzi di cibo (e dei prodotti farmaceutici) a fini di solidarietà sociale e uso umano, limitare gli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali con azioni specifiche volte a ridurre la produzione di rifiuti e promuovere il riutilizzo e il riciclaggio al fine di ampliare il ciclo di vita di eventuali prodotti. 

Lo spreco domestico è il vero responsabile 

Più difficile da contrastare lo spreco domestico, dato che potrà avvenire solo con un’educazione culturale che molte associazioni, da anni, cercano di promuovere, a partire proprio da Slow Food per arrivare a Coldiretti. 
Gli Italiani sprecano 27,5 kg. di cibo per abitazione (con variabili di tipo demografico e culturale, per un totale di 220.000 tonnellate all’anno. Molto più spreconi gli Svizzeri, e davvero sembra strano pensarlo, per una nazione così severa e ben inquadrata. Segue la Norvegia. 

Inutile dire che sono i paesi sviluppati a sprecare di più. Non solo: numerosi studi scientifici condotti negli anni da ricercatori di ogni paese, concordano nel dire che nei paesi sviluppati il ​​cibo è prevalentemente sprecato nella fase di consumo della catena di approvvigionamento alimentare. In sostanza, sono i comportamenti delle famiglie a creare lo spreco, e hanno fornito un quadro piuttosto curioso degli “sprecatori seriali”. 

Ecco l’elenco, che sarebbe divertente se non fosse tragico: 

  • il tipo cosciente-pignolo, che spreca perché il cibo non ha odore o ha un bell’aspetto 
  • il tipo cosciente-smemorato, che dimentica cosa c’è nel frigo o sugli scaffali; 
  • il consumatore frugale che tende a non consumare frutta e verdura e dichiara di non sprecare nulla (o quasi nulla); 
  • il cuoco esagerato, che compra e cucina troppo. 

Sempre alcune indagini recenti hanno rivelato che i cibi più sprecati sono frutta e verdura e io cibi pronti. Questo perché i cibi, pronti, che andrebbero infilati nel surgelatore e usati solo nelle emergenze, sono messi in frigo, spinti sempre più indietro da nuovi acquisti e destinati ad andare a male. Quanto a frutta e verdura, non tutti sano correttamente conservarla. La verdura va tenuta in frigo, nell’apposito cassetto, preferibilmente avvolta nei classici sacchetti di carta. È bene non lavare mia troppa insalata perché si sciupa più in fretta. Il fondo del reparto verdura deve essere sempre ben asciutto. Quanto alla frutta, andrebbe sempre conservata in frigo, con l’esclusione di avocado e banane che devono maturare naturalmente. 

Sono decine le accortezze per l’acquisto e la conservazione dei cibi, e ne parleremo in un prossimo articolo. 

 Per tornare alla lista stilata dai ricercatori tedeschi dello studio citato, a che categoria ci sentiamo di appartenere? Il lockdown ci ha insegnato a comprare e consumare responsabilmente? Oppure, facendo presa sul terrore della carestia, ci ha incoraggiato a comprare quantità e quantità di cibo non deperibile da mettere nel bunker immaginario creato dal nostro terrore? 

Sarà interessante leggere ciò che gli scienziati nel scriveranno una volta terminata, finalmente, la Pandemia. 

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