Le fattorie sociali made in Piemonte sostengono le fasce più deboli

La faccia virtuosa dell’agricoltura che non solo produce cibo buono ma aiuta la società civile con programmi di inclusione sociale.  

Il lavoro nei campi, fra i filari come possibilità di reinventare una vita, rigenerare il tessuto sociale, costruire percorsi terapeutici o di inclusione. 

 Il lavoro all’aria aperta consente, per sua stessa natura, il distanziamento sociale ma, in maniera quasi contraddittoria, avvicina persone diverse e culture diverse in quell’attività così atavica e condivisibile che è la lavorazione della terra: per gli immigrati, che si trovano a contatto con terreni da far germogliare, un modo per ripiantare le proprie vite spezzate dalla lontananza col paese di provenienza, in comunità dove il lavoro comune accomuna e avvicina; per gli anziani, che riacquistano padronanza e sicurezza, per i giovani, che scoprono nuovi lavori e nuovi modi di fare impresa, per le persone in situazioni di fragilità, per le quali operare all’aria aperta significa uscire da un vortice distruttivo e riaprirsi alla vita. 

“L’emergenza Covid – come sottolinea Coldiretti Piemonte – ha accelerato questi percorsi. E chi ha problemi di disagio, al contatto con il lavoro nelle fattorie ha ridotto drasticamente l’assunzione di psicofarmaci.” 

Agricoltura solidale. Un nuovo modello per la filiera agroalimentare 

Per sostenere le famiglie in difficoltà, gli anziani, i bambini, i disabili e le fasce più disagiate della popolazione travolte dalla crisi generata dall’emergenza coronavirus è scesa in campo la prima rete nazionale delle fattorie sociali di Coldiretti, per offrire nuovi servizi nelle campagne dove all’aria aperta è più facile il rispetto del distanziamento e minori sono i rischi di contagio. È quanto emerge dal primo rapporto di Coldiretti dedicato a “La vera agricoltura sociale fa bene all’Italia” presentato a Roma a Palazzo Rospigliosi lo scorso luglio. 

In Italia, come ha illustrato il direttore della Fondazione Campagna Amica, Carmelo Troccoli, esistono 9 mila fattorie sociali con 40 mila persone che, nell’ultimo anno, attraverso l’agricoltura hanno migliorato la qualità della propria vita ed un valore economico di 1 miliardo di euro, di cui 600 milioni in prodotti e 400 milioni in servizi sociali svolti dalle imprese agricole.  

La maggior parte delle esperienze legate a questo nuovo modello di welfare si concentrano al Nord, con il 52,4%.   

Made in Italy: è necessario tutelare la nostra sovranità alimentare 

L’emergenza globale provocata dal Covid ha messo in evidenza il ruolo del cibo, della produzione dell’approvvigionamento: solo il comparto alimentare è rimasto praticamente stabile rispetto allo scorso anno grazie all’impegno di 730mila aziende agricole e 70 mila industrie alimentari, che non hanno mai smesso di lavorare per garantire le forniture di cibo e bevande agli italiani 

“Se è vero che l’agricoltura sta tenendo duro di fronte alla crisi generale, non si può negare che molte filiere siano in profonda difficoltà dalla quale occorre uscire con una robusta iniezione di liquidità, ma anche realizzando rapporti di filiera virtuosi che, come abbiamo visto già in Piemonte con quelli che negli anni abbiamo realizzato ed ancora in ultimo con Gran Piemonte per il frumento tenero, consentono di valorizzare le produzioni ed di offrire una equa remunerazione alle imprese” evidenzia ancora Coldiretti Piemonte. 

Il fatto che, nonostante il grave impatto del Covid, la filiera agroalimentare abbia resistito è anche la conferma del primato mondiale dell’Italia, come è evidente che il comparto non può fare tutto da solo, che è necessaria tenere il punto sulla nostra Sovranità alimentare (continuamente aggredita), rendersi indipendenti riguardo agli approvvigionamenti all’estero e sostenendo un modello di agroalimentare che sia non solo buono ma anche “civile”. Tocca ora alle istituzioni sburocratizzare le procedure per agevolare chi fa agricoltura sociale, abbinando saper fare, saper condividere, saper insegnare; diffondere il modello nelle aree disagiate, per dare percorsi di reinserimento alle famiglie in difficoltà; riconoscere nell’agricoltura un bene in sé, che con prodotti e servizi difende la natura, tutela la salute, valorizza le persone e ridona al lavoro la sua peculiarità: quella di costruire la dignità umana.  

Fonte: Coldiretti Piemonte  

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