La Provenza del Piemonte: della lavanda e di altre dolcezze

Sono molti i sentieri che portano dal Cuneese alla Francia e in particolare alla Provenza, e non sono esclusivamente sentieri fisici. Sono sentieri e strade di profumo, di gusto, di storia, di paesaggio, anche di dolore. Queste due zone, la Provenza e il Cuneese sono legate dalla cultura Occitana, quel territorio che oggi pare senza, o con troppi confini ma che ha costruito l’anima culturale che collega Francia, Piemonte e Spagna.

È una storia antichissima della quale possiamo trovare traccia in un indistinto andare e venire di contadini, mercanti, carrettieri che, attraverso le loro merci e i loro lunghi passaggi, hanno trasmesso cultura e saperi. Le strade di montagna, le vie del sale, dei bozzoli dei bachi da seta, che dall’Italia raggiungevano le pregiate manifatture della seta di Lione, diventate le vie della migrazione, per i sentieri dolorosi dai quali i Piemontesi raggiungevano i villaggi dei “mercati delle braccia” francesi, dove si reperivano gli schiavi malpagati da impiegare nelle miniere, nelle saline.

La popolazione della Provenza Marittima, da Hyeres sino ad Aiugues Mortes, il cui nome è, di per sé, un triste presagio, ancora oggi conta moltissime famiglie che provengono dal Cuneese. Così Piemonte e Provenza sono accomunati dalle tradizioni di gente di montagna a due passi dal mare, colline e altipiani assolati che diventano monti, con il mare laggiù, vicino ma lontano.

Gli scambi fra questi distretti, mercantili, culturali e umani, sono dominati dalla prevalenza della lingua D’Oc soppiantata, nel resto della Francia, dalla lingua d’oïl. Merita una visita, questa nostra Provenza d’Italia, e giugno è il momento giusto: quando gli sterminati campi salienti di Valensole, in Provenza, fioriscono, sino a trasformare l’orizzonte in una smaniosa colorazione violetta, ugualmente si tinge il sentiero della lavanda di Sale San Giovanni, proprio alle spalle di Ceva, al limitare fra Piemonte e Liguria.

La via della lavanda di Sale è meno estesa ma non meno bella, dominata com’è da quel violetto irreale che la vera lavanda sfacciatamente espone agli occhi dei visitatori. Viola, non l’azzurro scipito della lavanda dei giardini ma la “lavande vrois”, dalla storia antica e dai molteplici usi, dalla tavola alla fitoterapia.

Se quest’anno non potrete, come molte volte, probabilmente, avete progettato (e quest’anno molti sogni sono andati all’aria) visitare finalmente l’altipiano di Valensole, la più grande estensione di lavanda d’Europa, rimandate all’anno prossimo: intanto non perdetevi il Percorso della Lavanda di Sale San Giovanni, dove squilla la gloria del viola inimitabile della lavanda provenzale. Le piante giuste, la giusta terra, anche sassosa ma acida, acqua non troppa e sole intenso, sin dalla primavera, sono gli ingredienti di quella magia.

D’altra parte, questa zona appartata del Piemonte non è avara di sapori e profumi. Le valli Occitane del Piemonte, sul versante orientale delle Alpi, Alta Val Stura, Alta Val Chisone, Val Germanasca, Val Pellice, Alta Valle Po, Val Varaita, Val Maira, Valle Grana, Valle Stura, Valle Gesso e Val Vermenagna, caratterizzate dal permanere di una minoranza autoctona di persone che parlano provenzale o, per meglio dire, vivaro-alpino, chiamato erroneamente provenzale-alpino o gavot, vi aspettano per scoperte sorprendenti.

La cultura culinaria, che qua è cultura di malga e formaggi, arte della stagionatura, dà vita a eccellenze casearie come il Raschera (Oltralpe ribattono con il meraviglioso Banon, il formaggio avvolto in foglie di castagno e, quasi, da una cima all’altra, i due rivali paiono potersi fronteggiare). Le fattorie fortificate, delle quali ormai rimangono solo resti, a testimonianza del forte radicamento dei contadini nel territorio e delle frequenti scaramucce fra contee, ducati e marchesati nel corso dei secoli.

Un’escursione in questo splendido angolo d’Italia non rivela solo scorci di natura suggestiva e selvaggia, l’incredibile ascendere della vegetazione, dalla pianura all’alta montagna; la cultura della vite, della malga e del bosco, l’omaggio della gastronomia locale a nocciole, castagne e funghi.

Questa zona del Piemonte è anche punteggiata da cittadine di rara bellezza, che il turismo di massa ancora non ha scoperto. Ceva, le sue colline e la grazia di un mistero: per rincorrerlo, visitate la Cappella dell’Addolorata del Forte, scavata nella rocca del Forte di Ceva, dove sarebbe stata trovata una statua della Madonna Addolorata, custodita qui per secoli e trasportata nel Duomo di Ceva sotto la minaccia delle truppe Napoleoniche; Ormea, con il suo centro storico a forma di cuore e la Balconata, un sentiero di 40 chilometri sul quale si cammina ad un’altitudine media di 1200 metri. 

E poi il Col di Nava, il cui nome ricorda ancora una volta l’arte profumiera e la coltura della lavanda. Non dimenticate di smarrirvi nei piccoli borghi: l’antichissima Bagnasco, con la sua torre e l’antico ponte detto romano ma in realtà di epoca tardomedievale, che scavalca il Tanaro; poco lontano, la Riserva Naturale delle sorgenti del Belbo, noto per le facili passeggiate alla scoperta di ben 22 specie diverse di orchidee.

Oppure Battifollo, borgo di poche anime, con la sua torre di avvistamento medievale, la chiesa parrocchiale di San Giorgio, le suggestive cappelle sparse nelle frazioni, la località Montagna della Bastia, dove sono ancora visibili i trinceramenti del campo di battaglia di epoca napoleonica. Se voleste immergervi in questa imitazione virtuosa di atmosfera provenzale, potreste tentare l’ascensione al Bric Mindino, 1879 metri di altezza, impesa che vi ricorderà, forse, un’altra famosa ascensione, quella del Monte Ventoso, di petrarchesca memoria.

Se l’ascesa, non difficoltosa ma impegnativa, vi lasciasse fame di cibo e di tradizioni, potrete visitare un’eccellenza della zona. Un forno di paese che sforna pane e cultura, diventato famoso per l’eccellenza dei suoi biscotti o, per meglio dire, delle sue paste: Primo Pan e le sue Foglie di mais, le celebri paste di meliga, da assaporare con i vini del territorio, Dolcetto o Barbera; i biscotti di castagne, prodotti dalla famosa castagna garessina, essiccata all’antica, biscotti da meditazione, da abbinare a un caffè o, ancora meglio, a un Moscato o un Brachetto; le Sabre, fatte con grano saraceno, una scelta gourmet da abbinare ai formaggi; e poi i biscotti di cereali, di farro e di nocciola. Tutte materie prime locali, ed eccellenti. Il Piemonte, dove la storia dei libri si fonde, indissolubilmente, con la storia degli uomini, e il paesaggio con coloro che lo plasmarono e resero fertile, porta anche di queste sorprese. Anche un biscotto può far meditare, come un buon vino o in sua compagnia. Senza fretta. Lasciando che l’anima piemontese parli. Come immancabilmente fa

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