Il Moscato Passito di Pantelleria: la storia in un sorso

Il turismo dei sapori ha ormai affiancato il tradizionale turismo legato alle manifestazioni sportive, culturali, religiose o alle risorse paesaggistico-naturali. 

In effetti, proprio le risorse eno-gastronomiche hanno favorito la rinascita di luoghi e di culture ad essi collegate, probabilmente perché cibo e vino sono patrimoni dell’umanità che ancora oggi possiamo toccare con mano. Sono legati alla storia antica e ne fanno parte tanto quanto i reperti artistici e architettonici e rappresentano l’antropizzazione dei territori, quindi il legame irrinunciabile fra uomo e terra che distingue l’Italia, perché attraverso una varietà straordinaria di cucine, di prodotti, di vini, ancora racconta e rende vive e percepibili le più antiche tradizioni. In risposta alla globalizzazione, negli ultimi vent’anni si è assistito a questa crescente richiesta di conoscere i territori anche attraverso le loro caratteristiche distintive, quindi attraverso le specificità sfuggite al processo di omologazione. 

La visita turistica diventa non solo esperienza visiva ma anche esperienza gastronomica: il territorio diventa qualcosa da assaporare con tutti i sensi e attraverso le degustazioni, diventano viventi i patrimoni immateriali, eternati nei sistemi di produzione tradizionali, ancora in uso.  

Il Passito di Pantelleria: un’isola, un vino 

La centralità della sua posizione nel Mar Mediterraneo, tra la Sicilia e l’Africa, ha fortemente influenzato le complessità e le trasformazioni radicali della lunga storia di Pantelleria, sin dai primi insediamenti nella tarda preistoria; la natura vulcanica ha invece determinato le sue basi economiche fino allo sviluppo del turismo nel presente e proprio i fertili terreni vulcanici che ricoprivano l’isola ne divennero la principale fonte di ricchezza. 

Nel 1800 a.C. la maggior parte dell’isola era occupata da gruppi di contadini affini alle culture siciliane della prima età del bronzo.  

Lentamente, con la crescita di Cartagine come principale città e mercato del Mediterraneo centrale, Pantelleria divenne più strettamente legata all’Africa e al mondo semita. 

L’aridità del clima fu contrastata da efficienti sistemi di irrigazione con migliaia di cisterne e canali costruiti per catturare, immagazzinare e trasportare le acque. Lo stretto legame con Cartagine fu l’inizio dell’età dell’oro dell’isola, e durò fino alla sua distruzione da parte degli arabi, nel 698 d.C., e al conflitto tra cristiani e musulmani divise il Mediterraneo. La gente di Pantelleria piantava uva, grano e molte altre colture, per la sussistenza e il commercio e l’agricoltura è rimasta la spina dorsale dell’economia. L’isola era fiorente se verso la fine dell’età punica, a partire dalla fine del III secolo a.C., venne istituita una zecca con emissione di monete con l’immagine di Iside.  

Di fatto, il vino passito fu “inventato” dai punici. Fu Magone, il famoso generale cartaginese, a diffondere la ricetta del “passum”, tuttora in uso sull’isola. I primi grappoli maturi vengono raccolti, quelli ammuffiti accuratamente scartati. I grappoli vengono poi posti su una “cannizza” ed esposti al sole, coprendoli di notte e proteggendoli dalla rugiada. Una volta che i grappoli sono secchi (uva passa), l’uva viene posta in un barattolo e ricoperta di mosto. Dopo sei giorni le uve vengono pressate e il liquido raccolto. Successivamente, il liquido pressato viene mescolato con un poco di succo tenuto al sole per tre giorni. Infine, il tutto viene posto in contenitori di argilla, chiusi ermeticamente e aperti dopo la fermentazione, 20 o 30 giorni dopo. 

Moscato di Pantelleria, DOC dal 1971 

Il Moscato di Pantelleria DOC deriva da una della varietà zibibbo allevata ad alberello raso-terra in conche scavate per proteggere le piante dall’azione dei venti sciroccali. Nel 2014, l’Unesco ha riconosciuto la Vite ad Alberello di Pantelleria tra i Beni immateriali dell’umanità. 

I requisiti della Doc sono la zona di produzione, quindi l’isola di Pantelleria, in provincia di Trapani, e i vitigni di provenienza, lo Zibibbo (il cosiddetto Moscatellone), prodotto con la cultivar Moscato d’Alessandria. La DOC prescrive che abbia una resa massima di 70 quintali per ettaro e la resa massima di uva in vino del 70%. La gradazione alcolica minima è 12,5 %. Non è previsto alcun affinamento: il colore dal giallo dorato più o meno tendente all’ambrato, il profumo caratteristico e fragrante di moscato, il sapore dolce, aromatico, sono caratteristiche naturali del prodotto. Nel caso abbia una gradazione alcolica minima del 17%, può portare la qualifica “Vino naturalmente dolce”. Viene prodotto anche nei tipi “Liquoroso” e “Spumante”. 

Il Passito di Pantelleria, DOC dal 1971, costituisce un unicum fra i pur grandi vini italiani. La specificità della produzione, fra l’altro abbastanza contenuta, lo segnala primo (anche per prezzo) anche fra altri molti vini passiti, dolci o liquorosi, come il Marsala di Trapani, il moscato di Sorso, lo stesso Moscato d’Alessandria, la Vernaccia di Oristano, anche l’ormai rara Vernaccia delle Cinque Terre. Si sposa magnificamente coi dolci, ma i gourmet preferiscono accostamenti più azzardati, per esempio con formaggi molto profumati ed erborinati. In Francia lo si abbina al Foie gras, per sottolinearne la nobiltà. 

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