Il Covid taglia 1/3 dei braccianti, sos vendemmia

Stagione di vendemmia ma le previsioni non sono buone, e non per la qualità dell’uva. 
Anche se, nonostante il lockdown, il lavoro nelle campagne non è mai cessato, l’autunno è una delle stagioni agricole più “calde” con la raccolta dell’uva, delle olive e della frutta

Eppure, proprio a causa del Covid, è venuta a mancare una parte importante della forza lavoro in questo settore, le famose risorse su cui tanto si è ironizzato: i lavoratori stranieri delle campagne italiane si sono ridotti quasi di un terzo, con un crollo record del 7% delle ore lavorate in agricoltura. 
Sì, perché necessari controlli alle frontiere hanno impedito ai bracciati di attraversare il confine, come ogni anno, per impegnarsi in queste attività indispensabili. 

È quanto stima la Coldiretti in occasione della Presentazione del XXIX Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes: al primo gennaio 2020 erano 5.306.548 i cittadini stranieri (comunitari ed extra-comunitari) residenti in Italia. 

Per riuscire a salvare il salvabile, sottolineano in Coldiretti, è almeno indispensabile prorogare i permessi di soggiorno ai lavoratori stagionali extracomunitari ma anche sburocratizzare il voucher agricolo perché anche studenti, lavoratori in CIGC, percettori di ammortizzatori sociali possano accedere allo svolgimento dei lavori nei campi: un doppio beneficio, per il comparto e per chi è in condizioni di fragilità. Un provvedimento che interesserebbe almeno 25mila italiani in difficoltà

Braccianti stranieri nei campi italiani: ¼ del Made in Italy è prodotto da loro 

Nei campi italiani la presenza di occupati dall’estero è divenuta un fenomeno strutturale, con più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene ottenuto grazie a braccianti provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo un’analisi Coldiretti. 

Sono molti i “distretti agricoli” dove i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso – aggiunge la Coldiretti – della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia-Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani. 

“Ma- sottolineano in Coldiretti – sono anche in crescita le imprese agricole con titolari stranieri, circa 17.000 all’ultimo conteggio, e creano lavoro e continuità nella vocazione agricola dei vari territori. 

Voucher agricoltura, proroga dei permessi di soggiorno, corridoi verdi: le idee di Coldiretti e Sindacati 

“L’Italia non può permettersi di perdere le grandi opportunità di lavoro che vengono da uno dei settori più dinamici dell’economia” afferma il presidente la Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare ad uno strumento per il settore agile e flessibile che tagli la burocrazia e risponda soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito preziosa, considerato il periodo di crisi”. 

I sindacati, per parte loro, chiedono l’apertura di corridoio verde fra regioni e fra stati dell’Unione per impedire il collasso di uno dei pochi settori che ancora tengono, nonostante la crisi. Le attività agricole, esentate dal lockdown decretato dal governo, di fatto rischiano la paralisi. E senza raccolti, l’intera filiera alimentare verrà fermata mettendo fra l’altro a rischio di tenute le imprese e i posti di lavoro ancora esistenti. 

Covid: fra i lavoratori dell’agricoltura solo lo 0,1% di contagiati 

Quanto alla sicurezza, fa notare Coldiretti, solo lo 0,1% di denunce di malattia per Covid registrate dall’Inail riguarda i lavoratori dell’agricoltura. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base delle denunce complessive di infortunio al 31 agosto 2020, che evidenzia come la percentuale più bassa di contagi tra le diverse attività si sia verificata proprio nelle campagne mentre la percentuale in industria e servizi è del 98,7%. 

È quindi possibile, con una buona organizzazione salvare le raccolte vitali del periodo ed estendere a tutte le regioni i tamponi per i lavoratori in arrivo per impegnarsi nel settore agricolo (come fatto in Trentino), per partire subito con i lavori che la mancanza di manodopera qualificata in arrivo dall’estero hanno bloccato. 

Fra l’altro, la perdita di raccolti in un momento in cui molte famiglie necessitano della fornitura di generi alimentari perché non possono permettersi di acquistarli, lasciar marcire frutta e verdura sugli alberi e nei campi sarebbe uno spettacolo increscioso e un pessimo segnale per l’Italia che tenta di uscire dall’emergenza Covid. 

Fonte: Coldiretti Piemonte 

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