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Gli alimenti ultralavorati e il loro impatto sulla biodiversità

Il sistema alimentare industriale globale e il conseguente rapido aumento degli alimenti ultra-lavorati stanno compromettendo gravemente la biodiversità. Tuttavia, sebbene l’impatto dell’uso del suolo esistente e delle pratiche di produzione alimentare sulla biodiversità abbiano ricevuto molta attenzione, il ruolo degli alimenti ultra-lavorati è stato ampiamente ignorato.

Una “dieta globalizzata” sempre più importante, caratterizzata da un’abbondanza di prodotti alimentari ultralavorati di marca realizzati e distribuiti su scala industriale, va a scapito della coltivazione, produzione e consumo di cibi, cucine e diete tradizionali, principalmente freschi e di alimenti minimamente trasformati.

Gli alimenti ultra-lavorati sono in genere prodotti utilizzando ingredienti estratti da una ridottissima varietà di specie vegetali ad alto rendimento, tra cui colture di mais, grano, soia e semi oleosi. Gli ingredienti di origine animale utilizzati in molti alimenti ultra-lavorati sono spesso derivati ​​da animali allevati intensivamente e alimentati con i prodotti delle stesse colture industriali.

Ultralavorati: cosa mangiamo davvero?

Gli alimenti ultra-lavorati sono “formule” pronte da mangiare o da riscaldare realizzate assemblando sostanze, per lo più ingredienti di base, e additivi “cosmetici” attraverso una serie di processi alimentari industriali .

Questi prodotti sono il cardine di una “dieta globalizzata” e stanno diventando dominanti nell’approvvigionamento globale, con vendite e consumi in crescita in tutte le regioni e quasi tutti i paesi, sia nelle fasce di reddito medio-alto sia di reddito medio -basso ma lo sviluppo nel settore della vendita al dettaglio ha anche contribuito a far crescere e diversificare i mercati alimentari ultra-lavorati, in particolare nei contesti a reddito medio e basso.

Il contributo degli alimenti ultra-lavorati alla perdita di agrobiodiversità è significativo, ma finora è stato trascurato nei vertici globali sui sistemi alimentari, nelle convenzioni sulla biodiversità e nelle conferenze sui cambiamenti climatici mentre sarebbe urgente verificare la quantità e l’impatto degli alimenti ultra-lavorati nel sistema della nutrizione globale proprio perché il loro incessante aumento sta compromettendo gravemente la biodiversità.

Dieta globalizzata e biodiversità

La diffusione mondiale di una “dieta globalizzata”, caratterizzata, come abbiamo visto, da un’abbondanza di alimenti ultra-lavorati di marca, è avvenuta, in molti paesi, a scapito della coltivazione, produzione, vendita al dettaglio e consumo di alimenti freschi e minimamente trasformati, che caratterizzano le diete tradizionali. Gli scaffali dei supermercati sono invasi da prodotti ultra-lavorati ultra-pubblicizzati.

Persino in Italia, dove il dibattito sulla biodiversità e sulla sostenibilità fanno parte e non da oggi dell’agenda dei consumatori, basta guardarsi intorno in un qualsiasi supermercato per capire la gravità della situazione: carne, verdure, prodotti dolciari lavorati invadono le corsie. Rifornire la GDO di prodotti a distribuzione industriale e globale significa che quei prodotti saranno approvvigionati da filiere di tipo industriale, in grado di garantire le grosse quantità e che quelle filiere non saranno certo le più virtuose o sostenibili.

Cibi industriali sempre più nella dieta nei paesi in via di sviluppo

Per guardare all’estero, dove la situazione è più drammatica, questi alimenti rappresentano già più della metà dell’apporto energetico negli Stati Uniti e nel Regno Unito; più di un terzo dell’assunzione di energia in Australia e Francia e stanno aumentando rapidamente nei paesi a basso reddito in Asia, Africa e America Latina.

Vegetariani e vegani

Alcuni settori dei consumatori si sono spostati verso il vegetarianismo o il veganismo ma anche questo, se la dieta è composta, come spesso avviene, di altri alimenti industriali, non risolve il problema.

Agrobiodiversità, la speranza di cibo per tutti

L’agrobiodiversità comprende la diversità delle risorse genetiche e delle specie utilizzate per alimenti, foraggi, combustibili e prodotti farmaceutici. Anche le specie non raccolte e diversamente consumate supportano la produzione alimentare e supportano e diversificano gli agroecosistemi.

L’agrobiodiversità globale è in declino, in particolare la diversità genetica delle piante utilizzate per il consumo umano.
Più di 7000 specie di piante commestibili sono state identificate e utilizzate per l’alimentazione umana dall’origine dell’agricoltura, ma negli ultimi anni sono meno del 10% quelle che hanno rappresentato il maggior peso di buona parte della produzione agricola globale.

Le conseguenze sono evidenti: aumento della produzione industriale, deprezzamento delle scarse risorse dei piccoli produttori con conseguente abbandono di specie autoctone per specie a maggior rendimento. Il che, già in passato, ha creato catastrofiche carestie.

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