Filiera Gran Piemonte: il grano tenero parla piemontese

Il rilancio della filiera del grano tenero piemontese è iniziato, ed è iniziato con il progetto “Gran Piemonte”, nato dall’accordo fra Coldiretti Piemonte e il Consorzio Agrario del Nord-Ovest.

E’ inutile, forse, sottolineare l’importanza del progetto dal punto di vista della conservazione della biodiversità e in particolare dell’agro biodiversità quando si vedono i risultati che l’industrializzazione dell’agricoltura ha causato specialmente nei paesi in via di sviluppo.

Con l’introduzione di sementi ad alta redditività, che ben presto hanno dimostrato di non essere economiche per i piccoli coltivatori, a causa dell’alto prezzo imposto dalle multinazionali del settore, dell’impossibilità di conservarli da un anno all’altro (è proibito) e dell’indebitamento causato dalle annate cattive, l’industrializzazione agricola  tende progressivamente a privare gli agricoltori non solo dei ricavi dalla vendita dal prodotto ma impone loro anche il pagamento delle sementi e della “cassetta degli attrezzi” con la quale sono venduti: pesticidi, diserbanti, eccetera che modificano l’ambiente che circonda gli organismi che vorrebbero controllare. Un processo del tutto naturale è la bioresistenza, ovvero la nascita di specie di batteri, insetti eccetera, resistenti ai pesticidi, con la conseguente necessità di introdurre nuovi pesticidi o nuove sementi geneticamente modificate. Aumentando la dipendenza degli agricoltori dalle multinazionali ma non solo: causando impoverimento del suolo, inquinamento delle acque e l’abbandono delle sementi antiche, che pure potrebbero sfamare intere popolazioni grazie alla propria specificità e adattamento all’ambiente, avvenuto nel corso dei secoli.

Il miglioramento genetico evolutivo: tempo ed esperienza per le varietà migliori

Tradizionalmente, infatti, erano gli agricoltori a selezionare e migliorare i raccolti in base alla propria esperienza, alle caratteristiche climatiche e del suolo, creando quindi varietà altamente specifiche. L’enorme quantità di varietà che definiamo “antiche” è il risultato di questo lunghissimo processo.

Il progetto Gran Piemonte raccoglie quindi la sfida del miglioramento genetico evolutivo, perché per la prima volta la miscela di diversi grani avviene già in campo, tramite, quindi, un intervento partecipativo degli agricoltori. Il prodotto viene certificato e raccolto in sacchi loggati “Filiera Gran Piemonte”. Le borse merci di riferimento saranno quelle di Milano e Torino ed il pagamento all’imprenditore agricolo avverrà il 15 di settembre.

Il progetto è interessante non solo dal punto di vista economico ma anche da quello biologico: in sostanza, piantare nei campi delle miscele di molti genotipi diversi delle stesse colture, grazie all’incrocio naturale produce una varietà ibrida che si evolve e adatta naturalmente all’ambiente in cui viene coltivata. Questo significa che spontaneamente il raccolto è il migliore per quel tipo di luogo, resistente agli attacchi di batteri ed insetti perché si è autoselezionato naturalmente.

Il Piemonte, granaio d’Italia

Come è noto, a causa della specifica configurazione dell’Italia, una stretta penisola lunga circa 1200 km, con il 75% dell’area coperta da colline e montagne, la coltivazione del grano tenero è limitata principalmente alle pianure delle regioni centro-settentrionali.

Il Piemonte è particolarmente vocato alla produzione di frumento tenero, con una superficie di circa 84 mila ettari tra tutte le province, da quella di Alessandria, con oltre 34.000 ettari e più di 2 milioni di quintali di produzione a quella di Torino, con 19.500 ettari e più di 1 milioni di quintali, da Cuneo con 17.000 ettari e 934 mila quintali ad Asti, con 9.000 ettari e 540 mila quintali, fino alle province del Piemonte orientale, con 4.000 ettari e 240 mila quintali.

“Una nuova sfida che lanciamo proprio in un periodo in cui l’economia globale e del nostro territorio è in ristagno. Ma questa situazione deve essere di ulteriore stimolo per dare una prospettiva di reddito a medio-lungo periodo alle nostre imprese cerealicole – spiega Coldiretti Piemonte – Con questo importante progetto economico, infatti, saremo in grado di fornire annualmente circa 300 mila quintali di frumento tenero che, come già contrattualizzato, verrà trasformato da agroindustrie nazionali del settore dolciario per creare, così, prodotti da forno veramente 100% Made in Piemonte e valorizzare il lavoro dei nostri imprenditori che investono e ci credono.”

Se anche altre industrie decideranno di seguire progetti di questo tipo, non solo offriranno al consumatore una vera tracciabilità del prodotto ma contribuiranno a rilanciare l’economia di specifici territori basandosi sulla loro distintività, caratteristica anche alla base del successo della campagna #MangiaItaliano promossa da Coldiretti e Filiera Italia che, a livello nazionale, ha coinvolto industrie e catene della Grande Distribuzione.

La tracciabilità, la biodiversità, la sostenibilità, ancora una volta parlano piemontese.

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