Dipendenza da cibo: e se fosse progettata?

In un recente libro uscito negli Stati Uniti, il giornalista investigativo vincitore del premio Pulitzer Michael Moss afferma che il cibo trasformato è progettato per essere “appetibile”, non diversamente da una sigaretta o da una dose di cocaina.

Già nel 2013, il suo libro, Salt Sugar Fat, esplorava il marketing aggressivo di questi prodotti da parte delle aziende alimentari e il loro impatto sulla nostra salute. In sostanza, sul progetto di produrre cibi che creano dipendenza.

Nel suo nuovo libro, Hooked, Moss aggiorna gli sforzi dei giganti del cibo per farci mangiare ciò che producono e servono e il modo in cui rispondono ai reclami dei consumatori e dei sostenitori della salute.

Patatine fritte: Hooked fa notare non solo l’immensa quantità di prodotti in vendita, e non parliamo solo di patatine servite ai fast food ma ai cibi in busta: alla paprika, alla pancetta, all’aceto, e queste sono solo alcune delle varianti che hanno raggiunto l’Italia che, sui cibi preconfezionati ha un comportamento un po’ diverso, una certa diffidenza verso il junk food. Ma negli Stati Uniti patatine e altri simili snack riempiono, letteralmente, le corsie dei supermercati. Costano poco, sono legali, le trovi ovunque e la pubblicità li spinge, creando il desiderio di assaggiarle. Probabilmente, le patatine alla pancetta non attrarranno molto il consumatore italiano adulto, ma per i bambini sono una tentazione infinita: sono, letteralmente, presi all’amo.

Dipendenza da cibo: la nostalgia dell’infanzia

Come fa notare Moss, la memoria visiva, la memoria esperienziale, sono fondamentali per l’essere umano. Ed è alla base di molti riti, il the delle cinque in Gran Bretagna, che rammenta continuamente ai britannici il rito in uso in ogni cucina o salotto o sala da the, in famiglia. Ma anche il rito della cioccolata calda in inverno; ma anche l’abitudine di creare buffet di snack come popcorn, patatine, dolcetti confezionati nelle feste per bambini. Il ricordo dell’evento piacevole resta nella memoria, e crea una compulsione a consumarli.


Moss dice, addirittura, che la Pandemia ha creato nelle persone il desiderio di tornare all’infanzia, acquistando i cibi che mangiavano da bambini: una sorta di auto rassicurazione, il ritorno nel cerchio famigliare. La parte bambina della nostra mente, che permane anche in età adulta, non aspetta altro.

Il problema, spiega Moss, è che l’industria alimentare metterebbe l’acceleratore a questi nostri ricordi, creando autentici cibi della nostalgia. Ciò che mangiavamo da bambini, persino ciò che mangiavano nostra madre quando eravamo ancora nel grembo materno, si perpetuerebbe nella memoria e a ogni assunzione andrebbe ad aumentare quella memoria e quella nostalgia.

Dipendenza da cibo: se fosse un progetto?

Uno dei tratti distintivi della dipendenza che gli scienziati che stanno studiando la tossicodipendenza hanno scoperto negli anni ’90 era che più velocemente una sostanza colpisce il cervello, più siamo portati ad agire in modo compulsivo, impulsivo: si è sempre parlato della rapidità con cui tabacco alcol e prodotti farmaceutici raggiungono il cervello.


“L’assimilazione di zucchero attiva il cosiddetto “sistema di premiazione a livello cerebrale”: il sistema dopaminico mesolimbico. La dopamina è una sostanza chimica rilasciata dai neuroni in caso di un evento positivo. Per questo motivo parliamo di un sistema di “premiazione cerebrale”. La sensazione (pur breve) di felicità e di soddisfazione che proviamo mentre ingeriamo zuccheri viene concepita esattamente nel sistema dopaminico mesolimbico. Il rilascio di dopamina a seguito della semplice assimilazione di cibo zuccherato innesta un circolo vizioso per il quale il nostro organismo richiede maggior consumo di quel particolare cibo”.

Eppure, sottolinea Moss, nulla colpisce più rapidamente il cervello del cibo. E in questo senso non si parla di prodotti o componenti come il sale o i grassi ma della velocità di assunzione. Ripensando così il fast food non dal punto di vista nutrizionale ma dal concetto di velocità. I tentativi, peraltro riuscitissimi, di rendere i cibi “snack”: parole d’ordine delle industrie alimentari sarebbero snackability” e “craveability, autentiche ingegnerie che servono per presentare il cibo come veloce, facile, da aprire e consumare rapidamente.

Dipendenza da cibo: chi ha paura dei cibi genuini

Si tratta, ovviamente, di supposizioni, tuttavia è impossibile non notare l’aumentare, anche in Italia, di biscotti da colazione arricchiti di cioccolato e diventati vere e proprie golosità, che dovrebbero sostituire i cari, sani, veri biscotti. Solo nelle ultime settimane, negli spot televisivi ne vengono propagandati due, di marche notissime. E l’advertising, con un accurato storytelling, dichiara che esistono degli stili per avvicinarli, afferrarli, divorarli, veri e propri riti. Forse, il consumatore adulto non si sentirà molto portato a inzuppare nel caffellatte una sorta di biscottone farcito di cioccolato ma certamente non mancherà di stuzzicare i bambini. Senza contare che lo stesso biscottone potrà essere anche una veloce merenda.


Ma l’industria alimentare sta veramente tentando di farci ingrassare e ammalare o, semplicemente, bada a far soldi, si chiedono gli autori dell’intervista a Moss, Sam Briger e Thea Chaloner. L’industria alimentare sta alimentando le nostre dipendenze? Probabilmente cerca soltanto d fare sempre più soldi ma non è un caso se questi prodotti sono così poco costosi e super gustosi.

Recenti ricerche avanzano l’ipotesi che una possibile spiegazione per l’eccessivo consumo di cibo nelle civiltà occidentali sia dovuto al fatto che gli alimenti trasformati con alte concentrazioni di zucchero e altri dolcificanti raffinati, carboidrati raffinati, grassi, sale e caffeina sono sostanze che creano dipendenza. Pertanto, molte persone perdono il controllo sulla loro capacità di regolare il consumo di tali alimenti tanto che i ricercatori, osservando dati empirici, hanno osservato che i comportamenti di consumo di cibo raffinato soddisfano i criteri per valutare i disordini dall’uso di sostanze, esattamente come il fumo e l’alcool.

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