Dieta Mediterranea: dieci anni della Tutela Unesco

Si sono svolti il 16 novembre i festeggiamenti per i dieci anni da quando l’Unesco stabilì la Dieta Mediterranea come patrimonio immateriale dell’Umanità. Nel 2010, infatti, con questo riconoscimento, l’UNESCO riconobbe il valore di uno stile alimentare fatto non solo di cibi ma di abitudini, al valore non solo culturale di una pratica che garantisce una dieta sana e sostenibile nel rispetto di territori e ambiente. Ha detto il ministro Costa: “Un esempio concreto di sviluppo sostenibile e tutela della biodiversità, contro lo spreco alimentare”. 

Il decennale sarà celebrato con una serie di iniziative promosse dal Ministero dell’Ambiente insieme al Ministero degli Esteri e ai Ministeri delle Politiche Agricole, dell’Istruzione, della Salute e dei Beni Culturali, che, con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, hanno presentato ufficialmente il calendario, in un incontro trasmesso in diretta sulla pagina www.facebook.it/minambiente 

Dieta Mediterranea: la cultura del cibo

La Dieta Mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità.

“I mutamenti climatici – ha sottolineato ancora Costa – incidono anche e soprattutto sulla dieta mediterranea. Ecco perché nell’essere orgoglioso del riconoscimento che si celebra oggi, ritengo sia necessario anche un impegno affinché questo sia un patrimonio da conservare anche nel futuro, per i nostri figli e nipoti”. 

Oltre al fatto che la dieta mediterranea è la più sostenibile e la più rispettosa dell’ambiente, poiché richiede minore sfruttamento delle risorse primarie come l’acqua, il ministro ha anche sottolineato che secondo il Rapporto ‘Waste Watcher 2020’ della Campagna Spreco zero, sostenuta dallo stesso Ministero dell’ambiente, ogni anno più di 2.200.000 tonnellate di cibo vanno sprecate nelle case degli italiani, per una stima di 36,54 chilogrammi a testa e un valore di quasi 12 miliardi di euro che sommati ai 3 miliardi 293 milioni di spreco della filiera ci portano ad un totale di oltre 15 miliardi di euro. La buona notizia è che la tendenza 2020 è che lo spreco alimentare nelle case degli italiani è sceso di quasi il 25%”. 

Dieta Mediterranea: durante il Covid meno sprechi e più cibo sano

L’emergenza Covid, con tutte le sue implicazioni non solo sanitarie ma anche sociali e culturali, ha portato ad un incremento dell’adozione del 10% della dieta Mediterranea, considerata più vantaggiosa per la salute, e anche il ricorso a prodotti a filiera corta è parso agli Italiani più sano e saggio del consumo di alimenti confezionati e probabilmente prodotti in paesi stranieri, con diverse regole sanitarie.  

Come anticipato, è diminuito anche lo spreco di cibo, grazie anche ad una serie di misure che garantiscono che anche gli acquisti di alimenti per strutture collettive, caserme, ospedali, eccetera, attingano a cibi di filiera corta, che tutelino la diversità, con attenzione alla coltivazione biologica e, ovviamente, al made in Italy.
“Sviluppando questo ragionamento – continua Costa –, gli studiosi hanno affiancato alla classica piramide alimentare della Dieta una piramide ambientale che ha certificato come questo stile di vita sia il modello da seguire se si ama l’ambiente e si vuole scommettere sul futuro del pianeta”.

In questo momento, purtroppo, l’approvvigionamento di questo tipo di cibi non è scontato. La sospensione di sagre, feste di paese ed eventi enogastronomici che sono profondamente radicate su territorio, con una folta partecipazione di persone, colpisce le comunità locali e gli operatori ambulanti nell’alimentare ma anche gli acquisti di coloro che approfittano di questi eventi per rifornire le dispense di prodotti tipici con una spesa complessiva annuale stimabile, a livello nazionale, in 900 milioni. E questo proprio nel momento in cui i prodotti tipici dell’enogastronomia piemontese, funghi, castagne e tartufi raggiungono il loro clou, sottolineano in Coldiretti.

Restano invece attivi i Mercati di Campagna Amica, organizzati appunto da Coldiretti nei capoluoghi di Provincia del Piemonte, un’occasione imperdibile per accedere a prodotti a chilometri zero ma anche a specialità gastronomiche di nicchia, e all’aperto, con minore possibilità di contagi e maggiore possibilità di mantenere le giuste distanze.

Senza dimenticare che la capillare rete di Campagna Amica, tra mercati, punti vendita aziendali, agriturismi, fattorie ed ora anche direttamente a casa grazie al servizio di spesa e consegna pasti a domicilio. È un modo per non far mancare ai cittadini, nonostante l’emergenza sanitaria ed il fatto che il Piemonte sia ora nella cosiddetta zona rossa, i piatti tipici e i prodotti alla base proprio della Dieta Mediterranea, sulla scia anche della campagna #MangiaItaliano.

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