Botteghe di vicinato, il futuro dell’approvvigionamento alimentare?

Botteghe di vicinato, il futuro dell’approvvigionamento alimentare? Un sito che si chiama Botteghe Italiane vende on line solo prodotti artigianali provenienti dalle botteghe artigiane italiane, assicurando la selezione dei produttori secondo criteri di tracciabilità delle materie prime (100% Italiana e locali), certificazioni di prodotto e artigianalità nel metodo di lavorazione.
Diamo valore e distribuiamo i prodotti alimentari genuini d’Italia, siamo il luogo dove ritrovare l’essenza del gusto italiano attraverso le nuove tendenze alimentari anziché quelle commerciali. Siamo allo stesso tempo una garanzia di qualità ed un portale di comunicazione tra le aziende produttrici.”

Quest’azienda ha sede in Svizzera. Per dire, le contraddizioni delle vendite on-line.

Botteghe di vicinato: un ruolo fondamentale durante la crisi Covid

Ma il discorso è molto più ampio. Durante la recente crisi causata dal Covid, gli italiani hanno conosciuto il terrore che attanaglia i paesi poco sviluppati e che noi non ricordavamo dai tempi della guerra: il timore di non aver accesso ai prodotti per l’alimentazione e ai prodotti base per l’igiene. La corsa a svuotare i supermercati, arrivando ad acquistare non solo pasta, conserve, carta igienica, alcool ma, addirittura, farina e lievito, nel caso si arrivasse a dover impastare in casa, ci ha fatto capire due cose: la prima è che siamo troppo dipendenti dall’approvvigionamento industriale, la seconda è che i supermercati non sono per tutti. Nella recente crisi, gli anziani soli, gli abitanti di borghi isolati non avrebbero avuto accesso al cibo se non ci fossero state le botteghe alimentari di paese, proprio quelle che “secondo uno studio della Cgia, negli ultimi dieci anni in Italia sono diminuite del 12,1% (una perdita di circa 200 mila negozi di vicinato, non solo alimentari).” Lo scrive Carlin Petrini sulla Stampa il 15 marzo 2020, in piena crisi Covid.

Botteghe a chilometri zero per prodotti a chilometro zero

Petrini si spinge oltre, e con ragione: in un mondo ideale, le botteghe alimentari di vicinato dovrebbero vendere prodotti locali, creando un circolo virtuoso fra produttori e consumatori. Tutelare il tessuto della piccola produzione, significa mantenere vive le piccole comunità, valorizzare la biodiversità degli alimenti, creare coesione sociale. Non si tratta, quindi, solo di consumo alimentare ma, come dice Petrini, di trovare nuovi modelli di produzione-consumo “che valorizzino da un lato i beni comuni e chi li custodisce (suolo e contadini in primis), e dall’altro i beni di relazione. In questo, le botteghe di prossimità, giovani e multifunzionali, potrebbero davvero avere un ruolo determinante, e queste pagine tristi rappresentare l’occasione per quel nuovo inizio a cui tutti stavamo anelando”.

Decrescita felice: quando rimpicciolirsi diventa equo, redditizio e salutare

Il mito della decrescita felice potrebbe diventare una necessità. Lo spostamento di beni alimentari su gomma e su rotaia, reso difficile negli scorsi mesi, è stato comunque garantito, il temuto svuotamento dei supermercati è avvenuto solo parzialmente. Ora, una nuova crisi ci colpisce: frutta e verdura stanno maturando nei campi del Sud e non c’è la tanto vituperata manodopera proveniente dall’estero per raccoglierla. Generoso il tentativo degli studenti di alcune università del Sud, che sono partiti per la raccolta ma che sono destinati a soccombere alla prima calura. La verità è che le coltivazioni intensive destinate alle industrie alimentari si dimostreranno sempre meno sostenibili, senza contare il costo in dignità umana che pretendono.

Il green deal europeo: “From farm to fork”

Il green deal europeo inaugurato dalla Commissaria Ursula von der Leyen ha di recente lanciato il progetto “from farm to fork”, dal campo alla forchetta, per una decrescita, virtuosa e sostenibile, della produzione alimentare: decrescita non in termini economici ma in termini di dimensioni produttive.

Infatti, il progetto si propone di rafforzare il quadro legislativo sulle indicazioni geografiche (IG) e,se del caso, includerà criteri di sostenibilità specifici. Inoltre, al fine di rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari regionali e locali, la Commissione al fine di creare catene di approvvigionamento più brevi sostenere la riduzione della dipendenza dal trasporto a lungo raggio”.

Nel proteggere la salute e il benessere di terra, suolo, acqua, aria, piante e animali e invertire la perdita di biodiversità, si preserverebbe l’accessibilità economica degli alimenti, generando allo stesso tempo rendimenti economici più equi nella catena di approvvigionamento, in modo che alla fine il cibo più sostenibile diventi anche il più economico. In questo panorama, le botteghe alimentari potrebbero affrontare la sfida della grande distribuzione attraverso la specializzazione, la proposta di alimenti locali, garantendo la sopravvivenza dei piccoli produttori, conservando le comunità locali e le loro attività. Rigenerando, di fatto, il sistema economico locale italiano.

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