Biscotti nell’arte: dai Fiamminghi ai Post-Impressionisti i biscotti come oggetto d’arte

Sono buoni ma sono anche belli e decine di pittori li hanno immortalati con vari significati, dai più gioiosi ai più cupi, nelle loro opere.

Qui una galleria di capolavori nei quali i biscotti, in diverse forme e con diversi significati, sono diventati centrali per l’ispirazione dell’artista. Si tratta solo di una piccola galleria, i quadri potrebbero essere centinaia, ma questi capolavori ci aiutano a guardare un prodotto alimentare così quotidiano da un diverso punto di vista, che sia storico, culturale o simbolico.

I Fiamminghi

Partiamo dai Fiamminghi, noti per le loro splendide nature morte che rappresentano, attraverso cibi, stoviglie, strumenti di precisione, l’etica borghese, il progresso civile ed economico e la grandeur dei ricchi committenti borghesi.

Loris Gerritsz van Schooten o Floris van Schooten (nato tra il 1585 e il 1588 e sepolto il 14 novembre 1656) pittore olandese dedito alle nature morte, in particolare a scene di colazione, pezzi di frutta, oggetti da cucina e scene di mercato. La sua arte è tipicamente fiamminga, caratterizzata dal realismo della riproduzione accompagnato dal caratteristico chiaroscuro e dalla resa materica degli oggetti rappresentati.

L’Ottocento americano, inglese e austriaco

John Francis, pittore americano (1808-1886), incominciò con il dipingere paesaggi ma la sua passione per il dettaglio lo portò presto allo studio delle “nature morte”. Scrive il critico William H. Gerdts: “Di tutti gli specialisti della natura morta della metà del secolo, Francis era il più pittorico. C’è spesso una freschezza e un brio alla sua applicazione di vernice che bilanciano con successo la sua sicura delineazione della forma e l’impostazione della texture”.

Francois Bordin, 1817-1887, pittore francese della corrente realista, prediligeva i temi della natura morta e delle attività quotidiane della gente comune, dipinte in uno stile che ricorda Pieter de Hooch e Jean-Baptiste-Siméon Chardin, in particolare per la delicata luminosità.

Carl Eduard Schuch, 1846-1903, Rose, Arance e biscotti in un piatto. Schuch pittore austriaco che visse però a lungo in Germania, Francia e Italia, fu dapprima colpito dagli Impressionisti poi studiò lungamente i pittori fiamminghi. Il suo lavoro segna il passaggio dalla tradizione realista al movimento moderno di Vienna.

I Francesi

Arriviamo ora agli imprescindibili Impressionisti o meglio, post- Impressionisti, con il loro “esperto” di nature morte, Paul Cezanne, 1839-1906. Le nature morte attraversano tutta la produzione di Cezanne e costituiscono la cifra della sua arte e i suoi capolavori. Qua sotto, Pomme et biscuits, dipinto tra il 1879 e il 1880: le mele, assai poco reali, sono rese attraverso il colore, e l’immagine si concentra sulla loro vividezza e sul dinamismo dell’insieme. Come impressionista, Cezanne porta sulla tela non tanto l’oggettività del reale quanto l’impressione del reale percepito attraverso la luce, e come specchio della sua visione e dei suoi pensieri. Questa natura morta è considerata forse il suo capolavoro.

Il Novecento e la poetica metafisica di De Chirico

Giorgio de Chirico, 1888-1978, Metafisica interiore con biscotti e cache. De Chirico, fondatore della pittura metafisica italiana, legata al surrealismo, innamorato dei biscotti di Ferrara, li riprodusse in moltissime delle sue opere, quasi quadri nei quadri, un rebus spaesante, enigma e simbolo di solitudine.

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