Biodiversità, sostenibilità, salute: cominciamo dal nostro piatto

La crisi climatica rimane la più grande preoccupazione che il nostro mondo sta affrontando, eppure molti ancora non si rendono conto che il cambiamento deve nascere all’interno della vita quotidiana. Solo se una sempre maggior crescente consapevolezza personale di come affrontare questa crisi riuscirà a creare quella “massa critica” di persone in grado di mobilitare un diverso modo di allevare, produrre, distribuire.

Sappiamo perfettamente che la nostra specie sta distruggendo il pianeta, e negli ultimi due secoli questa distruzione sta diventando più veloce e inesorabile. Eppure, sono pochi coloro che comprendono che esistono stili di vita più rispettosi dell’ambiente e sostenibili. Vediamo qualche soluzione poco drastica ma efficace.

Ci sono molti modi per vivere in maniera più sostenibile: non acquistare prodotti di aziende non sensibili alla sostenibilità, riciclare il più possibile, riutilizzare abiti e accessori, usare i mezzi pubblici (e speriamo che il Covid eviti di colpirci ancora) o, quando possibile, la bicicletta.

Nel piatto di ognuno il futuro del Pianeta

Tuttavia, il modo più semplice è diventare responsabili delle scelte che facciamo quando compriamo e consumiamo il cibo: ciò che scegliamo di mangiare può avere un impatto notevole sul pianeta nel suo insieme. Quindi, ecco alcuni modi in cui puoi rendere la dieta di tutti i giorni (cioè il proprio stile alimentare, più verde).

1 Evitare gli imballaggi di plastica. Oggi, anche quattro mele sono posate su vassoi di polistirolo e passate nella pellicola. La stragrande maggioranza dei prodotti venduti nei negozi e nei supermercati è avvolta nella plastica. Ci sono solo alcune aziende che stanno facendo uno sforzo per utilizzare materiali riciclabili, come il cartone. Ma è davvero necessario comprare quattro mele al supermercato. Non è meglio scegliersele in un negozio di vicinato, magari locali, sane e a chilometri zero?
La plastificazione degli imballaggi è uno standard in uso ormai da anni ma non è affatto indispensabile: molti degli alimenti che avvolgiamo in plastica non hanno affatto bisogno di essere confezionati e durerebbero altrettanto a lungo anche in imballaggi più ecologici, biodegradabili e verdi. La cosa peggiore da vedere, e da acquistare, è proprio la frutta fresca imballata, dato che è già naturalmente protetta dalla sua buccia.

2 Acquistare prodotti locali. Gran parte del cibo che acquistiamo viene spedito da e verso tutto il mondo, creando un’alta percentuale di inquinamento. È noto che i camion percorrono molti chilometri per trasportare il cibo da una Regione all’altra e da un Paese all’altro. Pensiamo solo al lungo tragitto delle acque minerali, che continuano ad essere acquistate nonostante l’acqua del rubinetto sia più che controllata e, nella maggior parte, anche di buon sapore.

Certo, in questo modo si ridurrebbe la quantità e varietà del cibo acquistabile ma non sarebbe meglio acquistare e consumare prodotti stagionali, freschi e della propria zona? Oggi, anche i mercati vendono prodotti certificati a chilometri zero.

3 Mangiare meno carne. Non ti diciamo di diventare vegetariano o vegano, anche se il veganismo è in aumento per molti e validi motivi. Alcuni diventano vegetariani o vegani per spezzare la catena di sfruttamento degli animali. Ma, molto più semplicemente, senza scelte drastiche, diminuire il consumo di carne bovina e suina, è benefico non solo per la salute personale ma anche per la salute del Pianeta: i grandi allevamenti di bestie da macello hanno un forte impatto ambientale. Per chiarire la vastità del fenomeno, consideriamo che l’85% dei polli e il 95% dei suini che arrivano alla nostra tavola provengono da allevamenti intensivi; il 71% del suolo agricolo disponibile è destinato alla produzione del mangime per gli allevamenti; la conversione in mangime prima e in derivati animali poi fa perdere il 70% delle calorie, quantitativo che da solo basterebbe a sfamare 3 miliardi di persone.    
Purtroppo, oggi anche l’allevamento di pollame è diventato intensivo ma è possibile fare scelte oculate, acquistare polli allevati secondo i protocolli del biologico, per esempio, e quindi non da allevamenti intensivi. Non si tratta di decidere o tutto o niente: semplicemente di cominciare a riflettere e muovere qualche passo nella giusta direzione.

4 Cucinare. I tempi del lavoro ci costringono spesso a comprare cibi pronti, regolarmente avvolti in imballaggi in eccesso. La cosa più semplice è prepararsi la sera, e ci vogliono pochi minuti, un’insalata arricchita in vari modi, da portare in un contenitore lavabile e riutilizzabile. Sembra poco? Pensa alle insalate già pronte e imballate e immagina di consumarle ogni giorno lavorativo per un anno. Quanta plastica avrai buttato? E ancora: portare con sé l’acqua in una borraccia o una bottiglia riutilizzabile, invece di produrre nuove bottiglie di plastica acquistandole ai distributori.

5 Scegliere il biologico: molti cereali e vegetali sono coltivati con l’abbondante uso di pesticidi e altri prodotti chimici che non solo possono passare nel cibo ma finiscono per entrare nel ciclo naturale dell’acqua, avvelenare il terreno e, quindi, la fauna, insomma, l’ecosistema nel suo insieme. Gli alimenti biologici sono coltivati senza l’uso di pesticidi e altri prodotti chimici, ormai si trovano anche al supermercato, non sono più costosi come un tempo e sono un ottimo assaggio delle qualità dei cibi cresciuti come natura comanda.
Tutto questo sembra poco? Eppure, è indispensabile per tagliare la tua impronta di carbonio, cioè il tuo contributo alla formazione del gas serra: piccole decisioni per grandi soluzioni. E un passo per volta.

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