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Agricoltura, habitat, animali: le risposte del Piemonte orticolo e caseario

L’Italia è in crisi di habitat, lo si legge nell’ultimo report italiano della Direttiva Habitat: in sostanza, nonostante le aree, le specie e gli habitat oggetto di conservazione la situazione rimane critica. Pensiamo che nel report è risultato in stato di conservazione sfavorevole il 54% della flora terrestre e delle acque interne, il 53% della fauna terrestre e delle acque interne, il 22% delle specie marine e l’89% degli habitat terrestri e delle acque interne. Un po’ meglio per gli habitat marini con situazione favorevole nel 63% dei casi e sconosciuto nel restante 37%.  

Pensando in particolar modo alle condizioni dell’avifauna: benché il 47% delle specie nidificanti presenti un incremento di popolazione o una stabilità demografica, il 23% delle specie risulta in decremento e il 37% è stato inserito nelle principali categorie di rischio di estinzione della Lista Rossa italiana: se le specie minacciate sono diminuite, passando dal 30% al 26%, sono aumentate le specie classificate come a maggiore rischio, ovvero le specie in pericolo e in pericolo critico. 

Fra le minacce agli habitat naturali, quella che maggiormente si evidenzia è l’agricoltura intensiva, seguita dall’urbanizzazione e la costruzione di infrastrutture in habitat prima “verdi”. 

Ma sicuramente il fattore di maggior rischio per la fauna è costituito dalle moderne pratiche agricole che hanno inciso e incidono sulla drastica diminuzione delle popolazioni di specie tipiche degli ambienti agricoli.  

Cheese 2021: riscoprire relazioni sane fra attività e ambiente  

Proprio su una relazione sana fra attività economiche e habitat, su biodiversità e ricchezza alimentare è il tema della manifestazione Cheese di quest’anno:, la manifestazione organizzata da Città di Bra e Slow Food con il sostegno della Regione Piemonte, è infatti riassunto nello slogan Considera gli animali: un invito a riflettere sulle connessioni tra le azioni dell’uomo e il regno animale, un focus sulla relazione fra biodiversità conservazione e attività umane, senza la quale non potrebbe esistere quella varietà e ricchezza di proposte, l’infinita biodiversità casearia, presentate ogni due anni a Brà 

Importante come sempre il programma della Casa delle biodiversità, che concentrerà l’attività in conferenze strettamente dedicate al regno animale: si parte dal mondo dei selvatici (dai cinghiali ai daini, passando per i lupi), per arrivare a uno degli habitat privilegiati per gli animali da latte: i prati naturali, veri e propri serbatoi di biodiversità. E poi ancora storie di vita, con le testimonianze di casare e pastore che hanno scelto un mestiere duro ma ricco di soddisfazioni, e di progetti. 

La Casa della Biodiversità ritorna a Cheese con conferenze e proiezioni 

Ogni giorno la Casa della Biodiversità ospita le proiezioni di film selezionati nel quadro del progetto Cine utili ad ampliare ulteriormente lo sguardo e farci conoscere le esperienze di tanti piccoli grandi eroi che stanno lavorando per un pianeta migliore. In programma: 

  • La fattoria dei nostri sogni, in calendario il 17 settembre alle ore 18: è la storia di John e Molly Chester, coppia in fuga dalla città per realizzare il sogno di una vita, quello di costruire dal nulla un’enorme fattoria seguendo i criteri della coltivazione biologica e di una completa sostenibilità ambientale. Al termine, degustazione a base di salumi e formaggi naturali. 
  • Cru, la resistenza dei fermiers, in calendario il 18 settembre alle ore 18: un viaggio attraverso i campi e gli animali nella comunità di resistenti caseari francesi diventa una critica potente al consumismo e al sistema alimentare industriale moderno e la testimonianza delle difficoltà di questo mestiere (ma anche del piacere del cibo e della convivialità). Al termine, dibattito e degustazione dei formaggi fermiers dei Presìdi francesi. 
  • Domani, in calendario il 19 settembre alle ore 18: che cosa salverà il nostro futuro? A cercare dei modelli sostenibili sono gli autori di questo documentario, vincitore del Premio César nel 2016, che ci porta alla scoperta (tra le altre cose) di permacultura e agroecologia. Al termine, degustazione a base di salumi e formaggi naturali. 

Quest’anno, in ragione della sempre grande partecipazione ma anche delle limitazioni poste dal Covid le conferenze saranno online e spazieranno dal rapporto fra uomo e ambiente selvatico, con alcune precise proposte sulla necessità di allevare cani da gregge capaci di difendere effettivamente ovini e caprini dai lupi (evitando le tanto invocate stragi di questo animale che da poso è ritornato a vivere e procreare nelle nostre montagne, sul rapporto fra pastori e mandrie, sugli habitat ideali per nutrire il gregge e, insieme mantenere il suolo fertile e produttivo. Insomma, un ampio dialogo sulla possibilità effettiva di agire nell’ambiente con l’ambiente, senza snaturarlo, distruggerlo e rovinarlo. 

Biodiversità: il peperone quadro de La Motta diventa presidio Slow Food 

Quanto alla biodiversità c’è una bella notizia per gli orticoltori piemontesi: il peperone quadrato di La Motta è diventato presidio Slow Food e si prevedono iniziative gastronomiche ma anche mercati di produttori atti a valorizzare questa specificità. La concorrenza di aree produttive come Spagna e Olanda, che si sono ormai imposte nella coltivazione intensiva e commercializzazione su scala internazionale dei loro prodotti rende difficile ai produttori delle antiche varietà locali una vera e propria competizione, che può però avvenire tramite i tradizionali canali della filiera corta, per soddisfare un pubblico ormai matura che cerca eccellenza e freschezza. 

La coltura del peperone è stata ed è uno dei capisaldi dell’orticoltura piemontese, dal “Peperone di Cuneo”, dalla bacca spessa e carnosa e la particolare lucentezza e colorazione, al celeberrimo Corno di carmagnola. Ora anche il Peperone quadrato di La Motta, già ricercato dagli intenditori, diventa uno dei punti fermi delle biodiversità orticola italiana in generale e piemontese in particolare: una regione, ricordiamo che vanta ben 37 (ora 38) presidi fra ortaggi, latticini, razze animali e vitigni. 

Ricordiamone alcuni: Aglio storico di Caraglio, le Antiche varietà di mele piemontesi, la ciliegia Bella di Garbagna, il Carciofo astigiano del sorì, il Cardo gobbo di Nizza Monferrato, il Cavolfiore di Moncalieri, la Cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto, la Fragola tonda di Tortona, la Patata Verrayes, il Peperone corno di bue di Carmagnola e il Peperone di Capriglio, il fagiolo Piattella canavesana di Cortereggio, le deliziose piccole susine Ramassin della Valle Bronda, la Rapa di Caprauna e il Sedano rosso di Orbassano. 

Mica male. 

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